Pro Civitate Christiana
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31/10/2020 -  Mostra: i soggetti raffaelleschi nella raccolta di incisioni della Pro Civitate Christiana


In occasione del 500° anniversario della morte di Raffaello, la Galleria, attingendo alla propria collezione di stampe antiche, ha organizzato, a partire dall'8 Febbraio scorso, una mostra dedicata al grande artista. Forzatamente chiusa a causa della pandemia, è stata ripresentata per via telematica con l'intervento del professor Francesco Santaniello, storico dell'arte. Ad oggi è visibile al pubblico, secondo le normative vigenti.

Nella collezione di stampe antiche appartenente alla Pro Civitate Christiana vi è una significativa selezione di incisioni di riproduzione riferibili alle opere raffaellesche di soggetto religioso, che ci permette di ricostruire l'evolversi dello stile del
'divin pittore', soffermandoci su alcune tappe fondamentali della sua produzione. Così ha introdotto il suo discorso il professor Santaniello, mostrando i fogli della raccolta della Pro Civitate Christiana, messi in relazione con le immagini degli originali raffaelleschi, evidenziando che da essi emergono certi aspetti della storia dell'incisione europea e dell'iter creativo di Raffaello. Friedrich-Eduard Eichens, nel bulino L'Epifania, in sintonia con la poetica dei Nazareni e anticipando il gusto preraffaellita, ha scelto di rappresentare un lavoro, ascrivibile alla giovinezza dell'Urbinate, ancora legato agli stilemi della pittura umbra e chiaramente esemplato sui modelli di Pinturicchio e Perugino: le figure sono aggraziate fino all'artificiosità, le fisionomie risultano un po' standardizzate, il paesaggio d'invenzione conserva toni fiabeschi, le pieghe delle vesti sono ancora troppo rigide e i motivi che incorniciano la scena sono quelli convenzionali a candelabra. Già nell'Incoronazione della Vergine (Pala Oddi; tradotta nel bulino di Cristian Ernest Stölzer) o nell'Andata al Calvario (scomparto centrale della predella della Pala Colonna ripreso da Nicolas de Larmessin), Raffaello palesa la volontà di superare la rigidità degli schemi umbro-marchigiani, ma il rinnovamento del suo linguaggio narrativo e formale maturerà pienamente durante il periodo fiorentino. Giunto sulle rive dell'Arno dimostrò nelle commissioni pubbliche la grazia solenne e maestosa di cui era capace (Madonna del baldacchino; riprodotta nel foglio di Fra Gioan Antonio Lorenzini). Nelle opere devozionali di destinazione privata si concentrò sul tema della Madonna col Bambino, nelle molteplici varianti che prevedevano la presenza di san Giovanni bambino con la madre santa Elisabetta e, sull'esempio degli studi leonardeschi, sperimentò la disposizione delle figure in gruppo piramidale, facendo particolare attenzione al linguaggio dei gesti e degli affetti (Sacra famiglia con l'agnello, reinterpretata come Fuga in Egitto con l'inserimento dell'asino nell'incisione di Giovita Garavaglia). I risultati lo portano a una solida definizione compositiva basata su figure che occupano lo spazio con pose disinvolte e rilassate, confondendo la dimensione del sacro con i tratti dell'umana quotidianità (Madonna Bridgewater; litografia di Paul Mathias Ochsé). Quello della Madonna col Bambino restò nel tempo uno dei soggetti prediletti sia dall'autore sia dai suoi committenti e, considerando le trascrizioni incisorie, anche dei collezionisti-cultori dei secoli successivi: paradigmatiche in tal senso le opere di Manuel Esquivel De Sotomayer (Madonna dell'impannata) o quelle di Etienne Frédèric Lignon (Madonna del pesce), di George Johann Raber (particolare della Madonna della seggiola) e di Nicolas Schenker (Madonna di Foligno).
 
 
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