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29/07/2016 -  Mostra "Dal seme alla luce", 46 opere di Silvio Gamberoni 24.08.2016 - 8.01.2017


Si tratta di originali creazioni di grandi dimensioni in cui lo scatto fotografico dell'autore funge da bozzetto su cui egli interviene con le nuove tecnologie informatiche in modo del tutto originale e su di una superficie di cemento spatolato che trasforma le sue creazioni in veri e propri quadri materici nei quali l'elemento pittorico diventa prevalente rendendo unica l'immagine.

Viaggio che va oltre la fotografia per raccontarci lo stupore dell'uomo di fronte al mondo,alla natura,al mistero che lo accompagna nella vita (Anna Nabot).


Nell'ambito del 74° Corso di Studi Cristiani, 22-28 agosto 2016: "La conversione delle fedi alla luce dell'umana fragilità", Toni Bernardini presenta la Mostra:

Nella guida breve della mostra scrive Giuliano Zanchi: «Si tratta di figure del reale, così come appare, da cui questa fotografia in qualche modo maieutica trae fuori una luce nascosta, una sostanza che resta invisibile a occhio nudo, ma che la disciplina dello sguardo artistico riesce a far affiorare (...). Un sospetto costante guida l'occhio ammirato di Gamberoni: che in ogni manifestazione della natura si nasconda una pulsazione di fondo, un irraggiare sotterraneo, un'incandescenza ramificata negli elementi. Questa luminescenza interiore delle cose è quello che lui cerca di far emergere, in qualche caso indicandola all'osservatore, come un puntatore di luce, diretto e didascalico, a indicare il non essere le cose semplicemente quello che appaiono».
Le cose - aggiungo io, ma stando a san Paolo - sono una prima rivelazione di Dio: quello di Gamberoni e il nostro può essere uno sguardo di fede.

Come sia andata l'avventura del fotografo Gamberoni lo spiega lui stesso nel fascicolo della mostra: Dalla fotografia analogica - Gamberoni inizia nel 1956 con una Zeiss Ikon Nettar - si va alla digitale «senza perdita di qualità delle immagini»; alla camera oscura subentrano «il computer e stampanti di vario genere».
Si può stare a questo con motivazioni puramente estetiche e/o economiche, ma Silvio ne ebbe uno stimolo creativo: «Ho dato un contenuto a ciò che già stavo facendo ed è così che è nata la raccolta di immagini "Omaggio a un filo d'Erba" che mi permetteva di unire valori estetici a ricerche interpretative sul segno e sul colore». Non fu, come potrebbe sembrare, un salto nella pittura: il punto di partenza è tradizionalmente fotografico e, nel processo, non cambia «l'essenza stessa della fotografia (...) nelle sue caratteristiche e peculiarità soprattutto espressive».
I notevoli cambiamenti che si osservano derivano dalla stampa: non più semplicemente su carta, ma «su diversi materiali come pannelli di legno, vetro...». Essa si realizza con tecniche laser, vernici all'ultravioletto e altro, con notevoli vantaggi anche di stabilità e durata delle immagini. Silvio sceglie «pannelli di legno (...), ricoperti da una specie di cemento (...), stendendolo proprio come fanno i muratori»; e poi da vernici, a rendere le superfici adatte alla stampa.
Mi scriveva l'anno scorso: «Ora sto realizzando una serie di immagini sul tema della "Luce". Come i fili d'erba volevano rendere omaggio agli aspetti più modesti della natura, i più violentati, i meno apprezzati, così il tema della Luce vorrebbe far alzare lo sguardo verso l'infinito, quello fuori e dentro di noi, ai valori delle cose, delle case, delle persone, della natura, della storia e del pensiero. Nel male, nella violenza e nella distruzione che oggi ci circondano vorrei con la luce cercare di rendere evidente ciò che c'è di positivo. Tra la gente, nella natura, nei singoli avvenimenti della vita, piccoli o grandi, noi abbiamo delle "emozioni" nostre che se stiamo attenti ci avvolgono come se fossero delle "presenze" che ci prendono e che portiamo dentro di noi e con noi. Per me il segno di queste emozioni "importanti" è la luce, magari piccola ma significativa e tutta da interpretare, e tutta da approfondire, e anche tutta da godere nella sua prospettiva di Speranza. E' un po' come guardare le stelle, è un po' come pregare».

Tony Bernardini

 
 
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